
Ugo Michelotto (1900-1968). Il nonno impara il mestiere
grazie alla spinta di uno zio di La Spezia. Garzone presso il fotografo
"Giordani" decide di aprire uno studio per conto suo nel
1922 in piazza a Codroipo. Fotografa su lastre di vetro in bianco
e nero gli eventi sociali, politici, religiosi del paese e del medio
Friuli. Particolarmente attento al ritratto ottiene ambiti riconoscimenti
internazionali (primo premio al festival internazionale di fotografia
di Parigi nel 1929) grazie all'attenta cura che mette nell'esecuzione
e nella stampa. Dopo lo scatto in studio la lastra veniva ritoccata
con una matita dalla mina molto sottile in modo da ammorbidire le
ombre e da stemperare i difetti del viso. Quando la committenza
lo permetteva le foto in bianco e nero venivano dipinte a mano con
colori all'anilina assumendo un aspetto veramente suggestivo. |
Nino (Antonio) Michelotto (1936-1982). Fin da giovane
aiuta il padre in "bottega". Inizia i primi esperimenti
artigianali per lo sviluppo e la stampa del colore aprendo uno dei
primi laboratori in Friuli. Collabora con le maggiori testate friulane
fotografando gli eventi di cronaca e di attualità. Suo motto
era il "Carpe diem", cogli l'attimo; così la sua
fotografia, fresca e spontanea, è sensibile e attenta a fermare
i piccoli e grandi eventi del quotidiano. Oltre all'aspetto di reportage
particolarmente interessanti e iunnovative sono anche le sue immagini
in ambito pubblicitario; varie aziende friulane si avvalgono del
suo operato per la creazione delle loro brochure. |